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Decreto Sostegni – il nuovo contributo a fondo perduto

Il DL Sostegni che introduce misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19 è stato pubblicato in GU n. 70 del 22 marzo 2021 ed è, quindi, in vigore dal 23 marzo.

Affrontiamo sinteticamente la misura del nuovo contributo a fondo perduto.

SOGGETTI BENEFICIARI

Novità: viene abbandonato il riferimento ai codici ateco

Sono beneficiari del contributo i soggetti titolari di partita IVA che svolgono attività di impresa, arte o professione ed i soggetti titolari di reddito agrario. Sono inoltre beneficiari del contributo gli enti non commerciali in relazione all’attività commerciale eventualmente svolta.

REQUISITI ACCESSO

  • Ricavi o compensi non superiori a 10 milioni di euro conseguiti nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019
  • Si deve verificare una diminuzione di almeno il 30% tra il fatturato medio mensile dell’anno 2020 ed il fatturato medio mensile del 2019
  • Per soggetti che hanno aperto la partita IVA dal 01 gennaio 2019 non è richiesta la verifica della condizione di accesso del calo di fatturato

SOGGETTI ESCLUSI

  • I soggetti la cui attività risulti cessata al 23 marzo 2021
  • I soggetti che hanno attivato la partita IVA dopo il 23 marzo 2021
  • Gli enti pubblici e gli intermediari finanziari

CALCOLO DEL CONTRIBUTO

  • 60% – ricavi o compensi fino a 100.000€
  • 50% – ricavi o compensi superiori a 100.000€ e fino a 400.000€
  • 40% – ricavi o compensi superiori a 400.000€ e fino a 1 milione €
  • 30% – ricavi o compensi superiori a 1 milione € e fino a 5 milioni €
  • 20% – ricavi o compensi superiori a 5 milioni € e fino a 10 milioni €

CONTRIBUTO MINIMO E MASSIMO

E’ previsto un contributo minimo di:

  • € 1.000 per le persone fisiche
  • € 2.000 per gli altri soggetti (società, enti)

L’importo del contributo non può essere superiore a 150.000 €.

PRESENTAZIONE ISTANZA

I soggetti interessati devono presentare esclusivamente in via telematica apposita istanza all’Agenzia delle Entrate, direttamente o avvalendosi di un intermediario delegato, entro 60 giorni dall’apertura del canale telematico prevista per il 30 marzo 2021. Nell’istanza si potrà optare per l’utilizzo in compensazione in luogo dell’accredito in conto corrente

Lo studio provvederà ad eseguire i conteggi dell’importo spettante e potrà essere incaricato per la presentazione della domanda.

Restiamo come sempre a vostra disposizione per dubbi o chiarimenti.

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Cartelle di pagamento: ancora mini proroga di 1 mese.

Il Decreto Legge n. 7/2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2021, recante “Proroga di termini in materia di accertamento, riscossione, adempimenti e versamenti tributari, nonché di modalità di esecuzione delle pene in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, ha differito al 28 febbraio 2021 il termine “finale” di sospensione dell’attività di riscossione precedentemente fissato al 31 gennaio 2021 dal DL n. 3/2021.

E’ quindi differito al 28 febbraio 2021 il termine di sospensione del versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione. Si tratta dei pagamenti da eseguire all’Agente della riscossione (Agenzia Entrate Riscossione ex Equitalia) e non dei versamenti per i tributi correnti.

I pagamenti sospesi sono da eseguire entro il 31 marzo 2021.

Rateizzazioni: ricordiamo che il “Decreto Rilancio” estende da 5 a 10 il numero massimo delle rate, anche non consecutive, che comportano la decadenza del piano di rateizzazione in caso di mancato pagamento. In caso di difficoltà nel pagare tutte le rate non pagate e rientranti nel periodo di sospensione, entro il 31 marzo si dovranno saldare tante rate quante necessario per non rientare nella decandenza (ovvero pagare un numero sufficiente di rate lasciandone non pagate massimo 9).

Inoltre, il “Decreto Ristori” ha esteso tale agevolazione a tutti i piani di rateizzazione che verranno concessi a fronte di istanze presentate fino al 31 dicembre 2021.

Rottamazione e Saldo Stralcio: ad oggi resta invece ferma al 01 Marzo 2021 la scadenza del termine di pagamento delle rate 2020 della rottamazione e del saldo e stralcio. Per le rate in scadenza nell’anno 2021 e nei successivi anni, restano confermati i termini di pagamento originariamente fissati.

Lo studio resta a disposizione.

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Pagamenti di cartelle e dilazioni – nuova proroga al 28 febbraio 2021.

Il Decreto legge n. 3/2021

Il Decreto Legge n. 3/2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 11 del 15 gennaio 2021, recante “Misure urgenti in materia di accertamento, riscossione, nonche’ adempimenti e versamenti tributari”, ha differito al 31 gennaio 2021 il termine “finale” di sospensione dell’attività di riscossione precedentemente fissato al 31 dicembre 2020 dal DL n. 125/2020.

Si tratta quindi della proroga di un ulteriore mese (dal 31 dicembre 2020 al 31 gennaio 2021) della sospensione delle cartelle esattoriali e dei relativi piani di dilazione (Pagamenti da eseguire ad Agenzia delle Entrate Riscossione – ex Equitalia).

I pagamenti sospesi dovranno essere eseguiti entro il 28 febbraio 2021.

In merito alle cartelle rateizzate, ricordiamo che Il “Decreto Rilancio” ha esteso da 5 a 10 il numero massimo delle rate, anche non consecutive, che comportano la decadenza del piano di rateizzazione in caso di mancato pagamento. Pertanto, entro il 28 febbraio, sarà necessario provvedere ai versamenti in modo da non rientrare nella decadenza del piano di dilazione.

Sul sito agenzia delle entrate Riscossione a questo link https://www.agenziaentrateriscossione.gov.it/it/Per-saperne-di-piu/covid-19/faq-covid/ sono disponibili le risposte alle domande più frequenti sulle misure introdotte in materia di riscossione dai provvedimenti legislativi emanati nel periodo di emergenza sanitaria Covid-19.

Lo studio resta a disposizioni per i necessari chiarimenti.

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Rottamazione ter – proroga al 01 marzo 2021

Il Decreto Legge n. 157/2020 (cosiddetto “Decreto Ristori-quater”), è intervenuto nella disciplina della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e Stralcio”, rinviando al 1° marzo 2021 il termine per il pagamento delle rate in scadenza nel 2020, in precedenza fissato al 10 dicembre 2020.

Per i contribuenti in regola con il pagamento delle rate 2019, il mancato, insufficiente o tardivo versamento di quelle in scadenza per l’anno 2020, non determina la perdita dei benefici della Definizione agevolata se le stesse verranno integralmente corrisposte entro il 1° marzo 2021. Ricordiamo che il termine ultimo del 1 marzo 2021 è perentorio.

Inoltre, ricordiamo che il 1° marzo è prevista anche la scadenza del versamento della prima rata del 2021 e in caso di versamenti effettuati oltre tale termine, o per importi parziali, la misura agevolativa non si perfezionerà e i pagamenti ricevuti saranno considerati a titolo di acconto sulle somme complessivamente dovute.

Razionalizzazione rateizzazioni

Con il decreto Ristori quater viene elevatao da 60.000 € a 100.000 € l’importo per ottenere rateizzazioni senza necessità di presentare documentazione per provare la temporanea difficoltà che non consente il pagamento in unica soluzione.

Entro il 31 dicembre 2021, i contribuenti con piani di rateizzazione decaduti prima della sospensione dell’attività di riscossione, conseguente all’emergenza epidemiologica da Covid-19 possono presentare una nuova richiesta di dilazione senza necessità di saldare le rate scadute del precedente piano di pagamento.

Inoltre, per tutti i provvedimenti di accoglimento delle richieste di rateizzazione presentate fino al 31 dicembre 2021, la decadenza dai piani di rateizzazione viene determinata nel caso di mancato pagamento di dieci rate, anche non consecutive, invece delle cinque rate ordinariamente previste.

Lo studio resta a disposizione per ogni chiarimento in merito.

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Decreto Ristori Bis – aggiornate le tabelle Ateco

A pochi giorni dalla pubblicazione del Decreto Ristori, il 9 novembre 2020 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Ristori Bis (DL 149/2020).

Il Decreto Ristori Bis amplia la platea dei soggeti a cui spetta il Contributo a Fondo perduto (si veda nostra informativa precedente) inserendo nella Tabella allegato 1 altri codici. Trovate qui la tabella aggiornata.

Il decreto propone inoltre una ulteriore tabella contenenti Codici Ateco relativi ad attività sospese nelle zone cosidette Rosse. Senza entrate nel merito dell’intero provvedimento preme qui informarvi che ai soggetti esercenti le attività di cui agli Ateco in tabella 2 che operano in zona Rossa sono riservati provvedimenti di aiuto (Contribito a Fondo Perduto, sospensioni dei pagamenti ed altre misure)

Lo studio informerà i clienti direttamente interessati dalle misure di aiuto.

Cordiali saluti

ALLEGATO 1 – Tabella Ateco

ALLEGATO 2 – Tabella Ateco

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In vigore da oggi il nuovo DPCM del 3 novembre 2020

Entrano in vigore da oggi 6 novembre 2020 le misure adottate con DPCM del 3 novembre 2020.

Ad ogni regione è stato assegnato un diverso livello di rischio con ordinanza del Ministro della Salute, suddividendo di fatto il territorio nazionale in zone gialle, zone arancioni, zone rosse. Come ormai noto sono previste misure restrittive differenti per ogni zona. Potete consultare cliccando qui l’infografica disponibile sul sito www.governo.it

Riepiloghiamo le principali misure attualmente previste per la Regione Lombardia in merito agli spostamenti ed alle attività commerciali.

La Lombardia è zona rossa pertanto nella nostra Regione sono vietati gli spostamenti in entrata e in uscita dal territorio regionale, all’interno dello stesso e all’interno del proprio Comune, in qualsiasi orario. Vietati gli spostamenti da una regione all’altra e da un Comune all’altro. Gli unici spostamenti autorizzati sono quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Per giustificare gli spostamenti sarà necessario esibire una autodichiarazione.

Sono sospese le attività commerciali al dettaglio (negozi), sia di vicinato che nelle medie e grandi strutture di vendita. Rimangono aperti: negozi di generi alimentari, edicole, tabaccai, farmacie, parafarmacie e le altre attività di vendita individuate nell’allegato 23 del DPCM.

All’ingresso di tutti i negozi che restano aperti – quindi attività consentite – dovrà essere obbligatoriamente esposto un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente all’interno, sulla base dei protocolli e delle linee guida in vigore.

Prevista la chiusura dei mercati, eccetto le attività che vendono generi alimentari.

Sono sospese le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie). L’asporto è consentito fino alle ore 22.00 con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. Per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni.

Sono sospese le attività inerenti servizi alla persona. Rimangono aperti i barbieri, parrucchieri, servizi di lavanderia e altre attività indicate nell’allegato 24 del DCPM.

Le attività non specificatamente sospese possono continuare ad esercitare, con la raccomandazione per le attività professionali di incentivare il lavoro agile (smartworking).

Lo Studio resta a disposizione per ogni chiarimento.

SCARICA AUTODICHIARAZIONE SPOSTAMENTI PDF

SCARICA INFOGRAFICA MISURE PER ZONE

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Decreto Ristori – il nuovo contributo a fondo perduto non è per tutti!

E’ stato pubblicato ieri sera in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020 (Decreto Ristori).

L’art. 1 del D.L. 137/2020 riconosce un contributo a fondo perduto a favore degli operatori economici interessati dalle misure restrittive introdotte con il DPCM del 24 ottobre 2020. Tali operatori sono queli che svolgono le attività indicate in apposita tabella allegata al decreto (potete scaricare la tabella cliccando qui). La norma mette anche in conto la possibilità di estendere al beneficio, sempre nel limite di spesa di 50 milioni di euro, ulteriori codici ATECO, laddove rappresentativi di contribuenti effettivamente danneggiati, con l’emanazione di successivi provvedimenti.

Pertanto solo gli operatori economici che esercitano come attività prevalente una di quelle riferite ai codici Ateco di cui alla tabella sopra indicata hanno diritto al contributo a fondo perduto.

Requisiti: l’attività non deve risultare cessata alla data del 25 ottobre 2020 e, viceversa, non deve risultare attivata a partire dalla medesima data del 25 ottobre 2020. Il contributo spetta a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e corrispettivi del mese di aprile 2019.

Le modalità di richiesta del contributo variano a seconda che l’operatore economico abbia già beneficiato del precedente contributo a fondo perduto (quello previsto dal DL Rilancio) o meno. Vediamo di seguito i due casi:

1. Soggetti che hanno già beneficiato del precedente contributo a fondo perduto (DL 34/2020 art. 25)

  • Modalità di richiesta: i soggetti che hanno già beneficiato del precedente contributo a fondo perduto e che non lo hanno restituito, non devono presentare nessuna istanza; l’Agenzia delle Entrate provvederà ad eseguire il bonifico utilizzando l’IBAN sul quale è stato erogato il precedente contributo. Il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha comunicato, durante l’informativa al Senato sul Dpcm del 24 ottobre, che i bonifici saranno predisposti entro la metà di novembre.
  • Misura del contributo: la misura del contributo è determinata applicando le percentuali previste dalla tabella (allegato 1 del Decreto Ristori) a quanto percepito come contributo precedente.

2. Soggetti che non hanno presentato istanza per il precedente contributo a fondo perduto (DL 34/2020 art. 25)

  • Modalità di richiesta: tali soggetti dovranno invece procedere alla presentazione della richiesta tramite istanza da inviare con apposita procedura web messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Verrà quindi riaperto il canale telematico di invio delle istanze.
  • Misura del contributo: il contributo andrà calcolato applicando le percentuali della tabella (allegato 1 del Decreto Ristori) al contributo calcolato con le percentuali previste dalla precedente norma (DL rilancio) ovvero :
    • 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 400mila euro;
    • 15% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 1 milione di euro;
    • 10% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 supera la soglia di 1 milione di euro (non è più previsto il limite di 5 milioni di euro di ricavi e compensi dell’anno 2019 per accedere al contributo).

Facciamo un esempio per chiarezza.

Per il codice Ateco “563000-Bar e altri esercizi senza cucina” la tabella prevede la percentuale del 150%. Supponendo che il contribuente esercente attività dell’Ateco “563000-Bar e altri esercizi senza cucina” abbia già beneficiato del precedente contributo pari ad € 2.000, lo stesso contribuente non dovrà presentare nessuna istanza e riceverà bonifico per il nuovo contributo di € 3.000 (2.000×150%). Supponendo invece che lo stesso contribuente non abbia presentato istanza di cui al precedente contributo, dovrà presentare istanza alla riapertura del canale web dell’Agenzia delle Entrate e solo successivamente riceverà il bonifico di euro 3.000.

Per i soggetti che hanno aperto l’attività a partire dal 01.01.2019 (con ateco ricompresi in tabella) il contributo spetta anche in assenza del calo di fatturato tra aprile 2019 e aprile 2020. A tali soggetti spetta il contributo minimo di € 1.000 per le persone fisiche ed € 2.000 per gli altri soggetti.

Per le verifiche di spettanza del contributo e per determinare la misura dello stesso lo Studio sarà a disposizione dei clienti interessati dalla norma.

Consilium, sempre al fianco di imprese e professionisti, vi aggiornerà nei prossimi giorni sulle altre misure previste dal decreto ristori.

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Sospensione della riscossione: proroga al 31 dicembre 2020.

Il Decreto legge n. 129/2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 260 del 20 ottobre 2020, recante “Disposizioni urgenti in materia di riscossione esattoriale, ha differito al 31 dicembre 2020 il termine “finale” di sospensione dell’attività di riscossione precedentemente fissato al 15 ottobre 2020 dal “Decreto Agosto”.
Vediamo di seguito gli aspetti di maggior interesse.

Pagamento cartelle, avvisi di addebito e accertamento

E’ differito al 31 dicembre 2020 il termine di sospensione del versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione.

Sono, pertanto, sospesi i pagamenti in scadenza dall’8 marzo (*) al 31 dicembre 2020 che dovranno essere effettuati entro il mese successivo alla scadenza del periodo di sospensione e, dunque, entro il 31 gennaio 2021.

Sospensione attività di notifica e pignoramenti

Sono sospese fino al 31 dicembre 2020 le attività di notifica di nuove cartelle, degli altri atti di riscossione nonchè degli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati, prima della data di entrata in vigore del decreto Rilancio (19/5/2020), su stipendi, salari, altre indennità relative al rapporto di lavoro o impiego, nonché a titolo di pensioni e trattamenti assimilati.

“Rottamazione -ter” e “Saldo e Saldo e stralcio”

Il DL n. 129/2020 non è intervenuto sui termini di scadenza della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio”, già oggetto di modifica normativa con il DL 34/2020 (“Decreto Rilancio”).

Resta pertanto allo stato attuale confermato il termine “ultimo” entro il quale i contribuenti in regola con il pagamento delle rate scadute nell’anno 2019, possono effettuare i pagamenti delle rate in scadenza nel 2020 senza perdere i benefici delle misure agevolative.

Tale termine è fissato nel 10 dicembre 2020.

Lo studio resta a disposizione per ogni dubbio o richiesta di verifica della posizione specifica di ogni cliente.

Consilium

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CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO: AL VIA LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE DAL 15 GIUGNO

L’Agenzia delle Entrate con il provvedimento n. . 0230439/2020 del 10 giugno 2020 ha approvato il modello per la richiesta del contributo a fondo perduto. La domanda potrà essere presentata, esclusivamente in via telematica, dal pomeriggio del 15 giugno e fino al 24 agosto.

A chi spetta il contributo – Il contributo a fondo perduto spetta alle imprese, ai titolari di partita Iva ed ai titolari di reddito agrario, che siano in attività alla data di presentazione della domanda.

Professionisti esclusi – Sono esclusi dalla possibilità di fare richiesta per il contributo i professionisti iscritti alla gestione separata (i quali potranno richiedere per il mese di maggio, se spettante, l’indennità INPS prevista dall’art. 84 del decreto Rilancio) e quelli iscritti alle casse di previdenza private (avvocati, ingegneri, consulenti del lavoro, ecc). Auspichiamo una modifica correttiva su tale esclusione e segnaliamo che sono molto numerose le proposte di emendamento presentate per modificare questo aspetto.

Requisiti – Sono previsti i seguenti requisiti per ottenere il contributo:

  • Ricavi anno precedente inferiori a 5 milioni di euro
  • Fatturato e corrispettivi del mese di aprile 2020 inferiori ai due terzi del fatturato e corrispettivi di aprile 2019. Uniche eccezione sono le attività iniziate dal 1 gennaio 2019 ed i soggetti con domicilio fiscale o sede operativa situati nei Comuni colpiti da eventi calamitosi ancora in emergenza al 31 gennaio 2020.

Calcolo del contributo – il contributo si calcola applicando specifiche percentuali alla differenza fra il fatturato e corrispettivi del mese di aprile 2020 ed il fatturato e corrispettivi del mese di aprile 2019. La percentuale da applicare varia in base ai ricavi e compensi dell’anno 2019:

  • 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 400mila euro
  • 15% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 1 milione di euro
  • 10% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 5 milioni di euro

Contributo minimo – Il contributo è comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Il contributo a fondo perduto è escluso da tassazione sia per quanto riguarda le imposte sui redditi sia per l’Irap e non incide sul calcolo del rapporto per la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito, compresi gli interessi passivi.

Lo studio provvederà ad eseguire i conteggi dell’importo spettante e potrà essere incaricato per la presentazione della domanda.

Restiamo come sempre a vostra a disposizione per ogni chiarimento.

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Credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda.

Da oggi è possibile utilizzare il credito d’imposta del 60 per cento del canone mensile per la locazione, il leasing o la concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento di attività industriali, commerciali, artigianali, agricole.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 14 di sabato 6 giugno, ha fornito i primi chiarimenti sulla agevolazione, istituendo anche il credito tributo “6920” con la risuoluzione n. 32/E.

In cosa consiste: il credito d’imposta è pari al 60 per cento del canone locazione degli immobili ad uso non abitativo e al 30 per cento del canone nei casi contratti di affitto d’azienda. L’importo da prendere a riferimento è quello versato nel periodo d’imposta 2020 per ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio. È comunque necessario che il canone sia stato corrisposto.

A chi spetta: il credito d’imposta per canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda spetta a chi svolge attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio. Il credito di imposta è riconosciuto alle strutture alberghiere e agrituristiche a prescindere dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente. Vi rientrano anche gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Si ritengono inclusi i forfetari e le imprese agricole. Sono inclusi anche coloro che svolgono un’attività alberghiera o agrituristica stagionale; in tal caso, i mesi da prendere a riferimento ai fini del credito d’imposta sono quelli relativi al pagamento dei canoni di aprile, maggio e giugno.

Requisiti: il credito d’imposta spetta a condizione che i soggetti esercenti attività economica abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi in ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente. Il calo del fatturato o dei corrispettivi deve essere verificato mese per mese. Quindi può verificarsi il caso, ad esempio, che spetti il credito d’imposta solo per uno dei tre mesi. La condizione del calo del fatturato si applica esclusivamente ai locatari esercenti attività economica. Per gli enti non commerciali non è prevista tale verifica con riferimento all’attività istituzionale. La circolare inoltre chiarisce che il credito spetta a prescindere dalla categoria catastale dell’immobile, rilevando l’effettivo utilizzo dello stesso nelle attività sopra menzionate.

Utilizzo del credito: il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa; o, in alternativa può essere ceduto. La cessione può avvenire a favore del locatore o del concedente, oppure di altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito per questi ultimi. Nell’ipotesi in cui il credito d’imposta sia oggetto di cessione al locatore o concedente il versamento del canone è da considerarsi avvenuto contestualmente al momento di efficacia della cessione, nei confronti dell’amministrazione finanziaria. In altri termini, in questa particolare ipotesi è possibile fruire del credito anche in assenza di pagamento, fermo restando, però, che deve intervenire il pagamento della differenza dovuta rispetto all’importo della cessione pattuita

Compensazione del credito: il credito è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa oppure in compensazione (articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 24) successivamente all’avvenuto pagamento dei canoni. La compensazione avviene utilizzando il modello F24 da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e indicando il codice tributo “6920”.

Lo studio verificherà i requisiti per la spettanza del credito per le contabilità gestite dallo studio stesso, il vostro contabile di riferimento prenderà contatto con con Voi nei prossimi giorni.

Siamo a disposizione dei clienti che tengono direttamente la contabilità per le valutazioni del caso.

Cordiali saluti

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